martedì 16 settembre 2014

SEGRETI D’EGITTO

SECRETS OF EGYPT
СЕКРЕТЫ ЕГИПЕТ
埃及的秘密


I grandi monumenti non vennero costruiti dagli egizi, ma da una Civiltà Umana Globale che si estese su tutta la terra dopo la fine dell’ultima glaciazione.

La scoperta che l’allineamento delle tre piramidi di Giza riproduce esattamente quello che presentavano nel cielo d’Egitto le tre stelle della Cintura d’Orione diecimila anni fa, ha rafforzato di recente le idee di quei tanti divulgatori di una archeologia eretica i quali da tempo vanno sostenendo una tesi finora rigettata dalla cultura accademica: quella cioè che, anteriormente alle civiltà storicamente accertate, le cui prime testimonianze risalgono al quarto millennio A.C, sulla Terra vi sia stata una civiltà scomparsa, in grado di realizzare monumenti di grande imponenza e in possesso di una cultura molto evoluta. 

Questa civiltà si sarebbe estinta in seguito ad eventi che non conosciamo, probabilmente un mutamento climatico, ma alcune sue grandi testimonianze ancora rimangono, e soprattutto tracce della sua cultura sono individuabili nel sapere della società evolutesi nei millenni successivi, quelle su cui non mancano documenti archeologici e storici.

La civiltà che costruì le tre grandi piramidi di Giza le lasciò praticamente in eredità alle culture (provenienti, pare, dagli altopiani etiopici) che in seguito installarono nella valle del Nilo. Un’ eredità che comprendeva anche la scrittura geroglifica, la geometria, l’aritmetica, l’agricoltura e diverse tecnologie che oggi ci sembrano semplici ma che, di fatto, sono quelle che hanno dato l’avvio all’organizzazione sociale moderna.

La ridefinizione della cronologia di molti monumenti ha portato sorprese notevoli. La Sfinge, contigua alle piramidi, è di poco posteriore: cioè è di almeno cinquemila anni più antica di quanto non si sia creduto finora. Lo proverebbero, fra l’altro, i segni di erosione dovuti alla pioggia sul suo materiale, che non si spiegherebbero se non ipotizzandone l’esposizione al clima, molto più umido di oggi, dalla valle del Nilo diecimila anni or sono. 

Contemporanea alla Sfinge, cioè risalente ad ottomila anni prima di Cristo, è la misteriosa città fortificata i cui resti sono stati trovati nella piana di Gerico. 

Alla medesima epoca risalirebbe la realizzazione, in Inghilterra, del tempio di Stonehenge, che è stato dimostrato essere in realtà un vero e proprio osservatorio astronomico, la cui realizzazione richiedeva le conoscenze avanzate sul moto dei pianeti e notevoli capacità matematiche. 

In definitiva secondo i divulgatori della archeologia questi monumenti, ed altri, sarebbero i resti di una civiltà umana arcaica, che si era estesa su tutto il globo grazie a notevoli conoscenze di nautica e che circa ottomila anni or sono si sarebbe estinta per dar luogo, due millenni dopo, alle prime culture storiche. 

L’idea che la Grande Piramide sia stata costruita intorno al 2550 a.C come tomba per il faraone “Cheope”, già messa in dubbio da considerazione geologiche, sarebbero ormai smentita dalla scoperta non soltanto del suo allineamento, insieme con le piramidi minori, con le stelle di Orione così com’erano visibili in epoca molto più antica, ma anche dal fatto che le strette gallerie che perforano la massa, e che erano considerate semplici condotti d’areazione, in realtà puntavano anch’esse, undicimila anni fa, verso stelle particolari.




Tutta l’architettura delle piramidi, insomma, sembra coerente con una situazione astronomica che riporta a epoche assai più remote di quelle registrate dalla storiografia. 



Ma se le piramidi non erano tombe (a questo uso sarebbero state adibite posteriormente dagli egizi, che la trovarono già costruite), perchè vennero erette? 



L’autore del notevole saggio Il dodicesimo pianeta, uno dei più noti fautori della nuova cronologia della razza umana, ha fatto notare le relazioni geografiche che legherebbero le piramidi alla celebre terrazza di Baalbek in Libano: una piattaforma di pietra così immensa e pesante che non si capisce come sia stato possibile costruirla e soprattutto spostarne i blocchi con l’ aiuto di tecnologie fondate semplicemente sul lavoro muscolare. 



A suo giudizio, le piramidi avevano la funzione di torri di controllo per guidare veivoli destinati ad atterrare sulle piattaforme di pietra. E’ un’ ipotesi difficile da accettare, non soltanto per implicazioni (chi guidava le astronavi preistoriche?), ma soprattutto per la considerazione che la struttura interna delle piramidi appare troppo complessa per poter pensare che i monumenti potessero avere semplicemente la funzione di segnali visibili dall’alto. 

Uno scienziato Inglese avanza un’ ipotesi più articolata. A suo giudizio, le piramidi erano immense celle a combustibile destinate a fornire energia alla civiltà umana globale che occupava la Terra undicimila anni fa alla scomposizione dell’acqua nei suoi costituenti, idrogeno e ossigeno. 

Esaminando la complessa struttura della Grande Piramide, si pensa che la cosiddetta Camera della Regina, alta circa quattro metri e mezzo, fosse l’alloggiamento nel quale un tempo era ospitata la cella energetica vera e propria, nella qual avveniva la separazione dei due gas, i quali erano poi convogliati separatamente nell’altro ambiente ricavato all’interno del monumento, la Camera del Re. 

Li dentro un sacello di granito misurante tre metri per uno e mezzo circa (il Sarcofago) avveniva la combustione controllata dell’idrogeno. La strana conformazione aveva la funzione di ospitare una valvola o sistema di filtraggio. 

Al di sopra della Camera del Re si trovano le pietre più grandi e massicce di tutta la piramide: cinque lastroni di granito sovrapposti, ciascuno pesante più di 70 tonnellate. Gli archeologi non sono riusciti a individuare una funzione per questa imponente struttura. 

Secondo lo scienziato si tratta di un dispositivo di raffreddamento, una specie di radiatore, posto al di sopra di quella che doveva essere una vera e propria camera di combustione. Il fatto che i lastroni siano levigati nella parte inferiore e grezzi in quella superiore aiuterebbe la dispersione del calore. 

Ma non era soltanto questa la funzione della Piramide. Lo scienziato fa notare la significativa conformazione della Grande Galleria, lungo la quale si allineano 27 nicchie oggi vuote. Da una serie di segni ancora riscontrabili, si deduce che esse contenevano oggetti di natura ignota, da tempo portati via. Questi oggetti dovevano avere una funzione di qualche genere: lui ipotizza che fossero cristalli risuonanti a diverse frequenze, che dovevano essere impiegati per un qualche sistema di comunicazione. 

L’idea è stata portata avanti anche da un’altro scienziato Americano. La Grande Piramide, è fatta essenzialmente di due materiali, calcare e granito. Il calcare è composto di carbonati di calcio e magnesio. Il carbonato di calcio (calcite) è elettromagneticamente anisotropo, cioè la velocità delle onde elettromagnetiche che non attraversano un cristallo dipende dalla loro direzione. Può anche essere triboluminiscente, vale a dire che emette un chiarore se subisce qualche sollecitazione meccanica. Questo secondo l’Americano significa che potrebbe essere impiegato per controllare le radiazioni elettromagnetiche, modulate poi grazie a qualche meccanismo fisico. 

Il granito l’altro materiale usato, è composto in gran parte di quarzo, che è piezoelettrico: quando vibra, per esempio in seguito a una percossa, muta la distribuzione delle cariche elettriche. 

La grande struttura composta con i due materiali sarebbe cioè un vero e proprio strumento, un immenso ricevitore/trasmettitore per l’invio e la ricezione di onde elettromagnetiche modulate. 

In definitiva, una specie di radio. in una zona del monumento chiamata Anticamera, posta subito davanti alla Camera del Re c’è una struttura di difficile interpretazione. 

E’ un ambiente lungo circa due metri e mezzo e largo uno, con cinque  scanalature verticali sulle pareti contrapposte. Lungo le prime due coppie di scanalature  possono salire o scendere due lastre di granito alte due metri. le lastre possono essere fatte scorrere in alto e in basso e, volendo, potrebbero essere sfilate coppie di scanalature.





Di fatto, sembrano funzionare come dighe mobili per trasformare l’ambiente in un bacino di raccolta di quantità diverse di un liquido di qualche genere. 

Secondo l’Americano, è uno dei meccanismi che venivano impiegati per sintonizzare il sistema, in modo che potesse ricevere e trasmettere segnali particolari.

Queste congetture ovviamente tutt’altro che verificate presuppongono, come già accennato, l’esistenza di una Civiltà Umana Globale oggi estinta, che avrebbe popolato la terra raggiungendo un elevato sviluppo culturale prima della nascita delle civiltà conosciute. 

La riscrittura della storia umana parte dal presupposto che questa civiltà abbia cominciato a svilupparsi circa dodicimila anni fa, quando la supernova della vela, divenendo visibile sulla terra, in qualche modo stimolò l’intelletto umano, apparendo un segno dei cieli. 

In quel periodo finì l’ultima grande glaciazione della Terra e cominciò l’Olocene, ovvero l’era del clima più temperato e del ritirarsi dei ghiacci. 

Con lo sciogliersi dei ghiacciai, il livello dei mari si alzò di 35 metri, fino a quello attuale, un processo che durò quattromila anni. Per altri mille anni vi furono grandi laghi nelle zone oggi desertiche dell’Africa, dell’Arabia e dell’India. Il clima era più umido e caldo di oggi. 

Fra gli 11mila e i 9mila anni fa, le popolazioni del neolitico scoprirono l’agricoltura e i metalli, imparando a comunicare in modo complesso e misero a punto forme di scrittura, formando la Civiltà Umana Globale, che era fornita di un linguaggio comune. 

Gli uomini si stabilirono soprattutto nelle vallate di grandi fiumi (il Nilo, la Mesopotamia fra il Tigri e l’Eufrate, l’Indo-Gange, il Fiume-giallo), dove clima e piovisità assicuravano raccolti stabili. Svilupparono prima la navigazione fluviale, quindi la estesero anche ai mari ed oceani, popolando tutta la Terra. 

In Egitto, fu l’epoca in cui vennero costruite le piramidi di Giza e la Sfinge, ed anche in Cina sorse una cultura che eresse grandi Piramidi. 

Seimila anni or sono, probabilmente ad un mutamento di clima, la Civiltà globale si spezzò frammentandosi in diversi bacini culturali racolti attorno ai fiumi originari. Buona parte delle conquiste si persero. Parte delle tecniche agricole, necessarie a coltivare il cibo, si mantennero, ma la metallurgia venne dimenticata, e gli unici metalli d’uso più o meno corrente furono l’oro, il rame nativo, l’argento e il ferro di origine meteorica. 

Si perse anche l’aritmetica, se non nelle forma più elementare, anche se tracce ne rimasero in pratiche come la divinazione cinese basata sugli esagrammi. Le forme evolute di comunicazione furono anch’esse dimenticate. La scrittura geroglifica e egizia era probabilmente un relitto della scrittura in uso presso la Civiltà Globale, dato che le forme più antiche di geroglifici, risalenti a 5mila anni fa, sembrano già compiutamente sviluppate. 

La lingua comune si suddivise anch’essa in idiomi regionali, come il cinese, il sumero, il sindhu. In alcune regioni rimaste isolate, tuttavia, si preservarono idiomi più vicini a quello originario, come il basco dei Pirenei, il ge’ez in Abissinia, l’omero nell’America

Il crollo definitivo delle civiltà Globale coincide con l’inizio della civiltà storica in diversi calendari. 

Per i Veda segna il principio del Kali-yuga, l’età oscura, che si è aperto circa cinquemila anni or sono, nel 3102 a.C. molto vicine sono le date assegnate come inizio dei tempi nei calendari Maya (il grande ciclo è incominciato nel 3114 a.C), e cinese (l’anno 4695 si è aperto l’8 febbraio 1997). Per gli ebrei, l’anno 5757 è cominciato il 13 settembre 1996.



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